martedì 31 luglio 2007

Arrivato alla fine...

Quando arrivi alla fine di un viaggio é inevitabile cercare un angolo, al termine della strada, dove accostare e stare la un po' a rimirare la meta tanto agognata.
Nella mia mente c'é un'immagine da anni, l'unico posto che mi ha comunicato pace, irrequietezza e molto altro, quando devo pensare ad un viaggio, ma che sia l'ultimo, penso a quel posto, a quell'agosto di tanti anni fa, a tutti gli amici andati per scelta e non per imposizione divina.
E' una pianura su una nota montagna vicino Roma, qualcuno se la ricorderá, era con me quel giorno quando ci sono stato per la prima volta... Non era una donna, era un amico, che poi un bel giorno ha detto... "Beh Stefano, sei incomprensibile, ciao!"...Me ne sono stato la a guardarlo mentre andava via, l'ho lasciato andare, credo che lui non avesse piú bisogno di me.
Ecco, a me piacerebbe fermarmi la, guardare e fissare il vuoto e trovare pace, dormire, riconquistare dolcemente tutto quello che in questi anni, mesi, giorni, ho lentamente perso, dimenticato, lasciato andare.
Mentre ieri litigavo con tutti mi chiedevo anche cosa stesse succedendo nella mia vita e una risposta, forse, ce l'avevo.
Negli ultimi due mesi ho fatto disperare una persona, tra l'altro, scusate se lo ammetto, una di quelle persone assurdamente belle dentro, anche se assurdamente complicate in ogni piccola sfaccettatura. Non staró qua a fare inutili complimenti, ma se lei sta leggendo, vorrei che leggesse ancora... Poche righe ed é finita.
Che mi é successo.... Forse ho solo riscoperto la parte infantile di me, amare senza un perché, litigare soltanto per difendere l'onore e il piacere di poter professare i propri pensieri e sentimenti, anche se sbagliati, confusi e soprattutto contorti.
Questo a chi lo puoi dire? A nessuno, perché a nessuno interessa una persona che a 33 anni prova e riesce a rimettersi in discussione, a nessuno sensato verrebbe in mente di decidere di piantare tutto in asso ed ammettere, apertamente, che lo fa solo per conquistare una persona a cui tiene abbastanza per pensare di poter lasciare tutto la sulla strada.
La parte piú tragicomica é che si, ho tutto, ma ho scelto di non volerlo, avrei avuto pace, ma ho scelto la guerra contro chi mi impone il proprio modo di pensare e di vivere la vita, avrei avuto una famiglia, ma ho scelto la mia solitudine.
Non serve protestare con strane pettinature, con vita dissoluta, con modi discutibili. Si può protestare stando comodamente seduti, in silenzio, litigando e urlando, poi tornando gelidi, freddi, calcolatori e la gente puó essere piú sconvolta di prima.
E cosí ti fermi con la macchina ai bordi, scendi, senza molta fretta e guardi distese infinite di sterpaglia.
E in genere desideri due cose: o che tutto vada in fiamme e lasci la desolazione, oppure che ti fagociti nel centro del proprio nulla cosmico.
Ora mi basterebbe essere portato via, ai bordi di questo mondo, fuori dalla portata dei pensieri che ti soffiano sul viso.

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